giovedì 25 agosto 2016

Le vie del Centro / 1 - Emilia



È davvero difficile iniziare il racconto di una così bella avventura nel giorno in cui il Centro Italia è stato così gravemente ferito da un terribile terremoto. Zone peraltro sfiorate nel nostro ampio itinerario e così simili ad altre che abbiamo visitato. 
Così l'elogio di questa nostra Italia, meditato per giorni, si fa doloroso e pregno d'angoscia: questo grande presepe a cielo aperto, scenario ideale di un viaggio in Vespa, è perennemente a rischio e forse sarà per sempre minacciato dalla natura ribelle del suolo che lo ospita.
Basta uno sguardo a grandi linee delle regioni attraversate: per gran parte nell'ultimo mezzo secolo hanno conosciuto fenomeni tellurici di grandi proporzioni; la restante, ahimé, ha fatto i conti con altri disastrosi eventi di dissesto geologico.
Questa è l'Italia: in gran parte delicata come un cristallo, e questo forse accresce la voglia di visitarla, di goderne, prima che qualcosa - anche l'incuria - ne dissipi l'immenso, prezioso patrimonio naturale, artistico, storico.
L'avventura cui ho fatto accenno è il lungo viaggio intrapreso da me, Mattia e Caterina in questo periodo di vacanze, sulla scia della bella esperienza dello scorso anno, in terra toscana.
MI permetto di snocciolare qualche dato:
- 8 regioni attraversate: Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Toscana, Liguria e Piemonte;
- 23 province toccate: Milano, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forlì-Cesena, Rimini, Arezzo, Perugia, Macerata, Terni, Viterbo, Grosseto, Siena, Livorno, Pisa, Massa-Carrara, La Spezia, Genova, Alessandria, Pavia;
- 15 intensi giorni di viaggio;
- oltre 3200 km percorsi, prevalentemente sulla viabilità ordinaria, con qualche eccezione costituita da superstrade e tangenziali.
Un percorso attraverso il centro-nord del Bel Paese, fra luoghi già conosciuti ed altri per noi del tutto nuovi. Un itinerario che, non è un caso, si intreccerà più volte con direttrici di origine romana: percorsi ancestrali ma ancora in uso, nelle loro moderne rivisitazioni, che ci ricordano la storia millenaria del nostro Paese.
Così, voglio ripercorrere questo viaggio, passando attraverso queste antiche vie, che ancora oggi portano il nome che fu loro attribuito dagli antichi Romani.

domenica 21 agosto 2016

21.08.2016 - Brallo di Pregola e Brugnello


 Ultime fasi delle ferie estive, in attesa che tutti rientrino alla base. Francesco e Marina e Giorgio e Sandra hanno colto l'occasione per trascorrere un weekend fra le colline dell'Oltrepo, estendendo agli altri Leggendari l'invito a trascorrere una domenica in Vespa nel cosiddetto territorio «delle quattro regioni». Proposta invitante, accolta con un giro di messaggi nel pomeriggio di sabato.
Un sabato piovoso e grigio, tale da far presagire una minaccia di pioggia anche per la domenica; le previsioni, però, escludono il rischio di precipitazioni. La situazione che si presenta ai nostri occhi il mattino è ben diversa: nubi diffuse incombono sulle nostre teste senza lasciare spazio al sole.
Partiamo comunque; poco dopo le otto il Peppo è a Robecco a bordo della sua 
«Freccia Ombrosa». Il gruppo composto da me, papà e Peppo si arricchisce con la presenza di Tony, che ci aspetta a Vigevano al solito distributore per le otto e trenta.
Già ad Abbiategrasso le prime gocce di pioggia. Pioggia debole, intermittente, ma il cielo è poco incoraggiante. Una simile situazione si trascina per chilometri, sino dopo Casteggio; solo una volta oltrepassato Montebello possiamo apprezzare i primi raggi di sole, anche se filtrati da una persistente coltre nuvolosa ed accompagnati, di tanto in tanto, da qualche goccia.
Alle dieci in punto siamo a Varzi; approfittiamo per rifornire i mezzi, per prendere un caffè e per visitare il mercatino dell'usato che tradizionalmente si tiene in centro nelle domeniche della bella stagione.
Da Varzi risaliamo la Valle Staffora, per raggiungere Brallo di Pregola; l'appuntamento è al distributore, in corrispondenza del valico, per le undici.
E così il gruppo si completa con Giorgio e Sandra, e con Francesco e Marina, nostre impeccabili guide sulle strade di questa zona.


martedì 16 agosto 2016

Agosto 2016 - La Toscana vista dal Peppo



LE PREMESSE
Per raccontare questa storia, è necessario tornare brevemente indietro nel tempo.
Siamo ancora a luglio, si lavora, Marco mi parla della Toscana, metto insieme alcuni pensieri, quali: prima di tutto la mancanza di certezza dell'inizio delle ferie, la stanchezza lavorativa, il fatto di non aver prenotato nulla, il fatto che la Freccia Ombrosa sia fuori uso, la mancanza di un vero stimolo, mi fa nettamente pensare di rinunciare.
Fortunatamente Marco insiste un po', arriva persino a dirmi di scendere in auto, giusto anche solo per un pranzo o una cena tutti insieme; valuto un attimo e se il viaggio deve essere con quattro ruote sull'asfalto, tanto vale che lo renda avventuroso, rispondendo all'istante: allora col T3! Marco prosegue nella sua opera di convincimento: ta carèga la Vespa, almen in Toscana femm un quai girett.
Già il giorno dopo, al lavoro, penso alle parole di Marco: da un lato fa piacerissimo sentirsi cercati, da un lato non è carino farsi pregare e la mente perde il naturale equilibrio nel labirinto di idee che ho, ma sembra prevalere l'ipotesi del T3.
Gli ultimi giorni di lavoro sono stati molto leggeri per via della chiusura estiva, questo fenomeno fa si che diminuisse un po' la mia stanchezza e pian piano l'idea del T3 inizia ad andarmi stretta, l'ultimo pensiero generato è: venerdì finisco di lavorare, sabato mattina apro i carter della Freccia Ombrosa, domenica li chiudo e perché non andare in Toscana con la mia Vespa da viaggio?
Giovedì io e Fabio passiamo a trovare il nostro ricambista di fiducia, per ritirare un po' di materiale che avevamo ordinato, durante il viaggio di andata, la mia mente pensava solo ad un kit di guarnizioni, peccato che questa idea si sia fermata insieme allo spegnimento del motore della vettura, fuori dal ricambista.
A casa demoralizzato, deluso, non posso eseguire la riparazione, sigh.
Nonostante tutto non mi perdo d'animo, sabato carico la Vespa sul T3, la porto a Parabiago da un amico con un preziosissimo sollevatore che ci siamo costruiti mesi or sono.
Verso le quattordici e trenta inizio i lavori di rimozione di tutte le parti necessarie, rigorosamente senza staccare il motore dalla scocca.
La prima brutta sorpresa è nella rimozione del cilindro: una fascia è incollata.
Un primo tentativo di staccarla va a buon fine, circa l'ottanta per cento è libera, il successo nell'impresa di liberare la prima parte, è nettamente contrastato dall'insuccesso di completare il lavoro: verso la fine il cedimento e la fascia si rompe: lo sconforto è al massimo.
Mai fermarsi, non serve a nulla, si prosegue fin dove si può.
A volte un po' di buona fortuna mi assiste: la guarnizione centrale dei carter resta per quasi la totalità dell'estensione sul semicarter lato frizione, quei pochi centimetri rimasti di qua, provvedo a staccarli con delicatezza ed attenzione e la guarnizione è salva.
Rimosso anche l'albero, la sorpresa è sconcertante, manca letteralmente una parte del paraolio e soprattutto non si trovano i frammenti staccatisi, indice che questo motore, tradizionalmente, sputa dallo scarico tutto quel che non gli va di avere in giro!
I paraoli? Dove sono i paraoli? Ovviamente dimenticati a casa.
Vado a casa a recuperarli, se solo penso che sono quelli che ho acquistato nel 'dodici in concomitanza con la crociera e mai cambiati, ha dell'incredibile.
Tra il tempo impiegato per il recupero dei paraoli nuovi, tra qualche altra faccenda, tra la cena, la pausa del lavoro è alquanto lunga, pazienza: nella mia idea è di richiudere il tutto l'indomani.
Dopo cena la noia? Certo che no: si riprende il lavoro, inizialmente ho qualche fastidio per mandare l'albero nel cuscinetto, l'idea è di usare il dado frizione come estrattore, idea confermata da Marco (ah se non ci fosse), non è proprio così facile trovare spessori adatti, un po' di ingegno, un po' di fortuna e molta pazienza dopo, l'albero è nella sua posizione d'origine.
Reinstallo la frizione, in passato questo motore ha avuto una disavventura con la frizione, ci sono segni sia sul carter che sul coperchio, qualche dubbio sul serraggio del dado, ma sembra tutto in ordine.
Prima di chiudere approfitto per sostituire la molla dell'ingranaggio dell'avviamento, che avevo, ingenuamente, massacrato allorché cambiai la crociera.
Una volta chiuso il motore, resta l'amletico dubbio sul gruppo termico: riassemblare senza la fascia oppure attendere i ricambi?
La scelta è stata di riassemblare il tutto, più che altro avevo terribilmente voglia di sentire la Vespa in moto e nonostante fosse lapalissiano che il male fosse il paraolio lacerato, volevo avere la conferma.
Per concludere, verso le ventitrè l'avviamento, minimo regolarissimo, indice che funziona tutto a dovere.
Immagino che Marco sia stato parecchio felice nel vedere le fotografie inerenti ai lavori di ripristino Ombroso, proprio qualche giorno prima della partenza, quale chiaro indice che io volessi partire in Vespa.
Concordato con Francesco il pernottamento, concordato con Giorgio ora e luogo di ritrovo, mancano solo i bagagli, sistemati nel tardo pomeriggio di mercoledì.

sabato 30 luglio 2016

Metà ruote, #metapedaggio



Una campagna importante promossa dalla rivista Motociclismo: la riduzione del pedaggio autostradale per le moto.
La rivista ha organizzato una petizione on line per una conquista che ci porterebbe al livello di molte nazioni estere.

Mi sembra giusto segnalarla ed invitarvi a partecipare.

Potete firmare collegandovi a questa pagina.

martedì 26 luglio 2016

24.07.2016 - Val Tidone e Zavattarello

Da 24 luglio 2016 - Val Tidone e Zavattarello

Capita di dover cambiare programma. E capita anche, davvero a malincuore, a fine luglio, quando il clima dovrebbe essere più che stabile, senza troppe sorprese.
Ennesimo trabocchetto di questa stagione pazza, proprio quando avevamo organizzato di andare a trovare Francesco nella sua Val d'Aosta.
Se la meritava, una visita, dopo la bella giornata di fine giugno e, soprattutto, per l'ospitalità con la quale nei giorni precedenti aveva pianificato tutto per una bella grigliata ad alta quota.
Resta l'amarezza per questa rinuncia, sebbene in parte mitigata dalla pioggia che in effetti è caduta in quel di Champoluc e che avrebbe certamente reso più complicata la nostra avventura.
Così abbiamo dato retta alle previsioni, decidendo di rimandare più avanti la nostra gita in Valle.
Ci ritroviamo così a studiare, sabato sera, un'alternativa. Tante proposte, la complessa ricerca di una buona sagra... Alla fine riusciamo a convergere su un'opzione: ancora una volta un giro in Oltrepò, stavolta divagando un poco in Val Tidone.
Insomma, cerchiamo di aggredire l'Oltrepò Pavese alle spalle, con un'imprevisto ingresso dal piacentino. Questo comporta tempi di spostamento maggiori, dovendo transitare da Castel San Giovanni, da Pianello, da Nibbiano. Percorriamo la strada già intrapresa un paio d'anni fa, quando, di ritorno da Pianello, visitammo l'imponente diga del Molato, che origina un ampio invaso noto come Lago di Trebecco.

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